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ARCHITETTURA

Colpi di cannone nella sobrietà novecentesca di Viale Trento Trieste

L'architettura cremonese sta giungendo in questi mesi a soluzioni. E' arrivato il villaggio "marino" di via del Sale, adesso eccoci allo svelamento della nuova sede della Banca Cremonese di Credito Cooperativo che diversi cremonesi hanno già nominata " frittata gialla" per la lussuosa esibizione di marmi... giallo ocra lucidissimi. Un contrasto forte, fortissimo, una cannonata in netta dissonanza con la sobria sfilata di case e casette, ville e villette quasi tutte costruite nel primo novecento, con le quali i proprietari hanno tutti badato a mantenere un tono garbato e rispettosissimo del contesto alberato.

Le cannonate sono invece arrivate senza troppi complimenti e con il placet del Comune di Cremona che ormai considera il viale non più una passeggiata, ma una semplice e degradata asse di scorrimento. Gli architetti della esibizione marmorea sono Romano e Guido Sora.

Evidentemente si sono messi in competizione con Palu e Bianchi che hanno regalato sulla medesima asse, anzi al di là della strada, via Orti Romani, l'altra costruzione molto discussa dai concittadini, la cosiddetta "Casa Lego", che ammiriamo qui sotto, del loro colore preferito, il nero funereo che impera circa 150 metri prima (e che era già stato esibito in via Bonomelli con l'Hotel delle Arti), lo chalet cassaforte. Quest'immobile, pressapoco dove sorgeva la antica tipografia Pedroni,non si concede, al primo piano, neppure il dono delle imposte: le finestre sono sbarrate da lastre nere. Rialzabili in orizzontale come ciglia di occhi spenti.

Giallo e nero, dunque, in viale Trento Trieste (e, relativamente alla banca, anche giallo in via Dante, dove c'è l'ingresso principale). Il servizio fotografio è di Antonio Leoni.

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Argomento collegato: Il proprietario della bella villetta incastrata nella banca (si vede nella foto sopra, a sinistra): "La mia casa, ignorata e così incastrata tra casa Lego e sede della Banca, esempi della corsa verso la città occasionale".



La " Casa Lego" nella cortina di viale Trento Trieste. Si noti a destra la compostezza del vecchio... magazzino



L'ingresso della Banca diCremonese di Credito Cooperativo in via Dante. Si noti la sobrietà e la semplice eleganza della villetta accanto



Il cortile interno della Banca di Credito Cooperativo, con lo stabile collegato, a garage e uffici, marmoreo, ovviamente


Il parere dei lettori

Caro Direttore,

Casa Lego e Frittata?! Per me che ho fatto le elementari nella scuola che porta lo stesso nome, il viale TnTs (sic!) ha una vocazione scolastica: ma quale casa Lego? Quella è un'enorme lavagna! E quale frittata? Quello è un armadietto degli spogliatoi! Anzi, a guardarlo bene, la cassettiera dove gli insegnanti depositano i registri! Quanto basta per dare (è proprio il caso di dirlo) libero spazio alla fantasia dei graffitari e "writers" nostrani che sposteranno la loro creatività dai sacri muri del centro storico a quelli più "visibili" di questa via veloce di scorrimento, che vuol far credere a chi la percorre di essere nei paraggi di Manhattan...
Francesco Capelletti


Caro direttore,
mi fa piacere il Vascello abbia ripreso il tema della ormai definitiva distruzione di Viale Trento Trieste (...chissà che intervengano anche Cronaca e l'altro quotidiano), nella speranza ( meglio, l'illusione) che il futuro ci risparmi altri simili orrori.
Le foto, nella loro cruda eloquenza, sono un pugno nello stomaco ancor più forte di quello che si percepisce passando frettolosamente in quello che ormai è un asse di scorrimento squinternato e volgare ... altro che "Passegg", come forse si ostina ancora chiamarlo qualcuno dei nostri vecchi.
Siamo al definitivo scempio di Viale Trento Trieste con la messa in luce di quella specie di orinatoio ( il paragone non è casuale ...stessi pseudo marmi) da modesto albergo a Dubai, di quelli tra i più ridicoli e pacchiani. Ma perfino lì - che non è di sicuro il regno del buon gusto - un certo genere di "opulenza" lo confinano al posto appropriato, non nella sede di non so quale banca (ma con tutti i "contenitori" di pregio vuoti a Cremona?) ...da far quasi perdonare le peggio cose del duo Bianchi-Palù. Trento Trieste, nonostante gli innesti anni 70, era una via che aveva conservato un certo decoro, una certa grazia: perdute per sempre, all'insegna della volgarità estetica. Non fosse che per questo ( e non solo), la sciagurata amministrazione Corada/Soregaroli non potrà mai essere perdonata.
Mario Dadda (manageritalia)


Caro direttore,

Certo che i nostri architetti devono aver seguito due correnti di pensiero: quella ispirata a Vespasiano (imperatore romano passato alla storia per gli orinatoi pubblici) e quella altrettanto famosa che si ispira ad una atmosfera funebre. Ma chi ha dato il placet a queste due schifezze?
Mario Bernardi

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La condanna estetica è qui durissima anche nei termini. Á la guerre comme à la guerre, dunque. La provocazione architettonica è forte, il cittadino risponde. Bisogna aspettarselo. Il dibattito è aperto. Peraltro, per confermare che diamo la parola a tutti, anche la pensilina all'inizio ebbe i suoi sostenitori. Vedremo, eventualmente, se vorranno intervenire, come si esprimeranno i sostenitori di quest'opera e come la difenderanno, se credono, i suoi autori. Il Vascello ha le sue idee, ma non ha preconcetti nei confronti delle ragioni di ciascuno, è a disposizione di tutti perchè l'impatto è grande e coinvolge l'intera città. Dobbiamo riferire che i primi giudizi colti al volo tra i cittadini, come abbiamo ricordato nella introduzione alle immagini, usano prevalentemente il termine "frittata" che identifica non solo il colore dei marmi ma l'impatto dell'opera nel contesto del viale.

Per rispondere alla domanda di quest'ultima lettera, confermiamo che Il placet viene dalla precedente amministrazione. Per non ritrovarci di nuovo di fronte al fatto compiuto avvertiamo che adesso approda alle autorizzazioni Palazzo dell'Arte, all'esterno e all'interno. Ecco un nuovo test riguardo alla capacità di giudizio del governo cittadino, che è cambiato. Adesso tocca a Perri/Malvezzi ed alle loro nuove commissioni manifestare il loro valore. Anche alla Sovrintendenza, ovviamente. Che ha le sue belle responsabilità. Il richiamo al museo del calcio benedetto dal sindaco Paolo Bodini per farne il museo del violino non è un precedente incoraggiante. Il restauro -che sarebbe affidato ancora a Palu e Bianchi affiancati da un terzo professionista esterno al loro studio (ma il palazzo di proprietà pubblica non esigerebbe il concorso?) - sarà un bel banco di prova per la qualità della nuova amministrazione. Il Comune si batta insieme alle illustri personalità che hanno già espresso il loro parere per un totale rispetto, ripetiamo "dentro e fuori" , dell'ingegno razionalistico di Cocchia, mantenendo a Cremona l'apprezzamento verso un illustre e ormai storico esempio internazionale di architettura razionalistica.


Caro direttore,
quanto accade in viale Trento e Trieste non è che l'ennesima conferma della mancanza di indirizzo e strategia nella gestione della città.
In merito, il Vascello sottolinea da mesi, se non da anni, la necessità di una riflessione. Cremona negli ultimi anni sembra diventata un laboratorio a cielo aperto, non già per una illuminata sperimentazione urbanistica guidata da una pianificazione logica e coerente, ma da frammentarie iniziative private che appaiono incontrollate e totalmente svincolate da ogni contesto.
Il problema appare eclatante in tutti gli esempi citati nell'editoriale, e in molti altri: si pensi ai nuovi cubi azzurrini di via Giuseppina!
Senza voler invadere il campo degli architetti e degli urbanisti, mi chiedo: ma è mai possibile che si debbano fare questi 'esercizi di stile', senza tenere minimamente conto del contesto? E' mai possibile che nei corsi di laurea in architettura non insegnino che un'opera, pur innovativa, dovrebbe inserirsi armonicamente in ciò che la circonda? L'imperativo di questi ultimi anni sembra, al contrario, quello di stupire, di "staccare" ad ogni costo.
Ecco così, anni fa, l'atroce sede Telecom (ora sede distaccata della Regione Lombardia) di via Dante.
Ecco così la casa Lego, che se presa singolarmente non mi dispiacerebbe nemmeno, ma che in viale Trento e Trieste fa letteralmente a pugni con l'eleganza sobria delle palazzine vicine.
Ecco così il nuovo palazzo della banca, frittata o polenta che sia, che sfoggia un rivestimento tanto pacchiano che nemmeno negli anni '80 (quelli degli yuppies e dei paninari), e nemmeno all'aeroporto di Dakar, si sarebbe osato montare.
Personalmente ritengo che questi architetti, nella loro foga di stupire senza tenere conto dell'armonia delle forme e dei colori, non comprendano (per leggerezza o per vanagloria o per una voglia d'innovare fine a sé stessa) che in tal modo danneggiano l'immagine della città nel suo insieme.
Credo anche che i committenti di tali opere avrebbero fatto una figura migliore se avessero rispettato, invece di prendere a picconate, la fisionomia della città.
E credo che siano pesanti le responsabilità di chi, a livello amministrativo, ne ha consentito la costruzione. Responsabilità non penalmente rilevanti, certamente; ma rilevanti sul piano culturale ed estetico, questo sì.
O forse pensano, tutti questi signori, che sia piacevole sentire dal turista appena arrivato: "Che schifo, cos'è quella roba lì?"
Lorenzo Madini



La "baita" nera di Palu e Bianchi, a 150 metri dalla Banca di Romano e Guido Sora.




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Sab, 5 mar 2011