I campionati

SERIE B
XXV GIORNATA
21/01/2006 ORE16

AlbinoLeffe - Torino, Bertini di Arezzo

Bari - Crotone, Rocalbuto di Gallarate,

Brescia - Avellino, Brighi di Cesena

Catanzaro - Rimini, Herberg di Messina

Modena - Bologna, Farina di novi Ligure

Pescara - Ternana, Cassarà di Palermo,
Piacenza - Vicenza, Pantana di Macerata

Triestina - Atalanta, Girardi di S. Donà

Verona - Cremonese, Preschern di Mestre

23/1/06 ORE 20.45

Arezzo - Catania, Rodomonti di Roma

Cesena - Mantova, Tombolini di Ancona

GLI SQUALIFICATI

Una giornata:
Brevi (Catania)
Allegretti (Triestina)
Dionigi (Ternana)
Fattori (Ternana)
Loria (Atalanta)
Luisi (Pescara)
Padoin (Vicenza)
Tamburini (Modena)

Classifica

48 Mantova
33 Triestina

46 Catania
32 Verona

45 Atalanta
31 Bologna

41 Torino
30 Piacenza

40 Cesena
27 Vicenza

39 Brescia
26 Bari

38 Arezzo
23 Ternana


34 Pescara
21 Avellino

34 Rimini
19 AlbinoLeffe

33 Crotone
14 Cremon.

33 Modena
12 Catanzaro

MARCATORI
Bellucci si avvicina a Bucchi

18 Bucchi - Modena
15 Bellucci - Bologna
13 Spinesi - Catania
11 Adailton - Verona
10 Corona - Catanzaro, Abbruscato -Arezzo
9 Ventola - Atalanta, Santoruvo - Bari, Matteini - Pescara, Frick - Ternana, Fantini - Torino ,Cacia - Piacenza, Danilevicius - Avellino

XXVi GIORNATA
28/01/2006 ORE16

AlbinoLeffe -Triestina
Avellino - Modena
Bologna- Brescia
Catania-Bari
Catanzaro - Verona
Cremonese-Pescara
Mantova - Piacenza
Rimini - Cesena
Ternana- Arezzo
Torino - Atalanta
Vicenza - Crotone

I calendari di serie B, del girone A di C1 e di serie A

Serie C1 girone A

3ª GIORNATA RITORNO

Fermana-Genoa
Giulianova-Pizzighettone
Lumezzane-Cittadella
Monza-Pro Sesto
Novara-Salernitana
Padova-San Marino
Pavia-Teramo
Ravenna-Pro Patria
Spezia-Sambenedettese

Le squalifiche: una giornata a Fumasoli (Pizzighettone)

Una giornata:
Cherubin (Cittadella)
Bruni (Lumezzane)
Dei (Teramo)
Magliocco (Salernitana)
Gorini (Pavia)
Chrysostome (Cittadella)
De Franceschi (Padova)
Varricchio (Spezia)
Fumasoli (Pizzighettone)

LA CLASSIFICA

38 Genoa(-3)
24 Cittadella

333 Spezia
24 Giulian.

31 Padova
23 P. Sesto

30 Teramo
22 P.Patria

29 Monza
21 Lumezz.

28 Pavia
21 Ravenna

25 Pizzigh.
20 Samben.

25 Novara
19 S.Marino

24 Salernit.
9 Fermana

XXI GIORNATA

Cittadella - Spezia
Genoa - Padova
Pizzighettone - Novara
Pro Patria - Giulianova
Pro Sesto - fermana
Salernitana - Pavia
Sambnedettese - Monza
S.Marino - Ravenna
Teramo- Lumezzane


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La gravità del male che ha colpito via Persico


di Antonio Leoni

Quarantacinque lunghissimi anni trascorsi a seguire professionalmente la Cremonese, ma un momento così tragico non l'ho mai vissuto. Mi si spezza davvero il cuore, da vecchio appassionato, perché non si può passare una parte così importante della propria vita senza amare, alla vecchia maniera (quando il campanile aveva ancora senso e non dominava la pazzia affaristica di oggi) quella bandiera sventolata per la prima volta nel 1903 dai nostri bis o addirittura trisnonni.

Non fu un momento così tragico quando nel 1951 non c'erano neppure i soldi per affrontare la trasferta di Trieste. Non fu così triste neppure quando la Cremonese raggiunse Mestre con le auto di alcuni giocatori e dirigenti e nella confusione della partenza improvvisata e decisa in extremis coi mezzi di fortuna, l'allenatore Nanni Persico dimenticò un giocatore a Cremona, lo stopper Bartolomei, che si aggiunse alla squadra a partita largamente iniziata. Furono momenti difficili, difficilissimi. Ma restavano vivi il cuore, la generosità, il desiderio di far bene. mancavano i soldi ma non l'anelito al meglio e uno spiccato senso dell'onore anche nello sport.

La Cremonese che affronta la serie B quest'anno è invece l'esito di un evidente, quasi cinico disinteresse. Le ragioni di questo distacco non riesco francamente a capirle; per qualcuno il calcio è soltanto un'affare, ormai, non un motivo di passione, un'occasione come un'altra per far soldi.

Eppure, non credo che sia questo il caso di Triboldi.

Poteva, in quei tempi lontani, Maffezzoni lamentare di non essere in grado di dare di più.

Non può sostenere altrettanto il patron di Soresina. Però sento dire che quando gli si obiettò lo scarso impegno mostrato nel momento più importante della sua presidenza, Triboldi avrebbe risposto che" è meglio dare i soldi a un istituto di beneficienza". Non è una frase nuova, per la verità. Altrettanto lamentava Triboldi durante l'estate calda 2001 quando Luzzara era costretto a mettere in vendita la Cremonese, ormai minacciata di fallimento.

Al gradino della serie B, però, Triboldi non è arrivato inconsapevomente. Dal 2001 ha lavorato per questo traguardo. Con la serie B, Triboldi ha preso un impegno non inatteso. Lo deve rispettare: è un dovere nei confronti non solo della società che dirige, ma anche verso la città. Come mai - se è vero - saltano invece fuori gli orfanelli?
L'impressione è che l'industrialismo indifferente ed anche inefficiente (martedì sera l'addetto stampa mi ha persino soffiato il posto di lavoro) instaurato nell'ormai lontano 2001 allontanando giocatori e dirigenti storici, abbia cancellato sentimenti importantissimi, essenziali per la sopravvivenza di un club di provincia, l'amore, la passione, il senso della sua storia ultrasecolare.

Molte cose ormai non andavano più nella società dell'ultimo Luzzara, siamo franchi. Un pizzico di modernità era necessario. Ma il cuore grigiorosso doveva continuare a battere.

Chi lo ha spento ha una gravissima responsabilità. Perché apre la Cremonese a tutte le disavventure, la mette in balìa del mare agitato dalla bufera affaristica, infestato da pescecani.

Quanto tutto questo sia vero, è risultato anche nella partita con l'Albinoleffe: da prendere ad esempio perchè se c'era ancora una stilla di orgoglio, doveva saltare fuori. Invece, tutti hanno ciccato, allenatore compreso, incapace di organizzare i suoi per superare la metà campo, forse responsabile di un ritmo di allenamento che ha spezzato le gambe. Il terreno era ghiacciato, ma i giocatori dell'Albino Leffe restavano in piedi meglio dei grigiorossi, tanto per fare un esempio.

La Cremonese era una squadra sbandata, senza gambe ed ardore. E a Dellacasa non si dovrà (parzialmente) imputare anche quella incredibile operazione che è stata la cessione nella categorie inferiori del bomber della C1, quel Prisciandaro del quale è invece rimasto un inutile (e meno prolifico) doppione come Carparelli, oggi unica punta (ma nei fatti interno offensivo)? Senza avere una adeguata e immediata sostituzione, ci si poteva permettere, nelle condizioni disperate della Cremonese, una simile operazione vista con stupore, come è ovvio, dall'intero calcio italiano?

Io non credo che i giocatori grigiorossi siano tutti dei mercenari.

Ma se hanno la sensazione che non ci sia nulla alle loro spalle, possono battersi al meglio? Se infiniti segnali indicano che il castello sta crollando, possono ribattere all'ardore di un pur modestissimo Albinoleffe, probabilmente inferiore a loro da un punto di vista squisitamente tecnico?
Ecco l'aspetto nascosto eppure più tragico della partita di questo martedì infrasettimanale. Lo squallido 0 a 0 è il meno che possa capitare in una serata che ha visto sul campo soltanto una squadra e una società, l'Albinoleffe appunto.


"Non viene costruita o ricostruita una squadra, arrivano giocatori che si adattano a tutto pur di restare sul mercato: non aspettiamoci miracoli anche se il calcio è imprevedibile, ma soltanto per una partita, come quelladi questo sabato con il Verona"


La Cremonese 2006 è un fallimento sportivo ed un buco organizzativo che toglierà l'Unione alla città


di Bruno Franzini ***


Il grido di dolore che sgorga qui sopra, di un grande amico e soprattutto di un cronista che da quasi 50 anni racconta giorno per giorno, direi ora per ora, la storia grigiorossa non mi lascia indifferente. Perché anch'io a questa Cremonese ho dato quanto ho potuto, prima nella mia funzione naturale di giocatore poi - modestamente - come commentatore televisivo, dove non ho soltanto profuso quel che posso sapere di gioco del calcio, ma il mio amore per i colori della Unione Sportiva.

Ecco perché mi sento così vicino ad Antonio Leoni. Ed a lui che in cuor suo cove sempre la speranza, voglio dire che la sua amarezza è davvero giustificata perché stavolta, la speranza non è di sicuro all'orizzonte. La Cremonese affronta via via la stagione (stavolta il Verona) e qualche il risultato positivo potrà anche arrivare - il fascino del calcio è anche un pizzo di occasionalità - ma è dal risultato che una volta tanto bisogna distaccarsi. Perché in ogni caso la Cremonese di oggi è è una illusione. La Cremonese non è stata attrezzata per il campionato ed è alla meta finale che si deve puntare, perché il traguardo non è mai frutto dell'occasionalità di un pomeriggio.

Un nuovo sondaggio

Cosa ancora serve alla Cremonese per avere un domani?
Rafforzare ancor più la difesa
Rafforzare ancor più il centrocampo
Rafforzare ancor più l'attacco
Cambiare allenatore
Cambiare tutta la dirigenza
Integrare la dirigenza
Licenziare Gualco
Licenziare Rispoli
Cercare una nuova proprietà
Allearsi con il Pizzighettone
La serie B è persa
La serie B non è ancora persa
  
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E' proprio al traguardo finale della salvezza che io non credo.
Quel che trovo tremendo nella Cremonese di oggi è che scientemente, deliberatamente, la squadra non è frutto di un progetto. L'avvocato Rispoli non ha badato a "costruire". Ha soltanto pensato a "collocare", facendo il suo mestiere di procuratore che non è quello del direttore tecnico ma del mercante di uomini: mi si scusi la brutta impressione, ma alla sostanza è così.

Antonio Leoni si chiede come sia stato possibile che Graziano Triboldi sia finito in una trappola. Non so spiegarmelo neppure io, o meglio so spiegarmelo con il fatto che Graziano Triboldi non è uomo di calcio. E probabilmente ha creduto di essere assecondato. Osi trova realmente con un pugno di mosche in mano. Giocatori che arrivano cercando la fortuna di una valorizzazione personale, ma che non fanno patrimonio. Arrivano dunque coloro che pur di continuare la carriera sono disposti a giocare alle minime condizioni. Rispoli non sceglie: prende, cercando così di tenere a bada l'opinione di un pubblico nobile che in questa Cremonese ha cercato sempre di credere e che oggi è esterrefatto di fronte a una situazione davvero drammatica.

La cartina di tornasole è la organizzazione della società: non esiste più. E nell'ambiente calcistico si diffonde la terribile impressione di una squadra che arriva tardi allo stadio, che licenzia gli uomini d'ordine, che perde (!) i calzoncini a una stazione di servizio, che non predispone il terreno di gioco per la sua squadra giovanile, che si dimentica delle amicizie, che ritarda il pagamento degli stipendi.

Ecco dunque lo scenario: una squadra che fa al fallimento sportivo e , Dio non voglia, al fallimento finanziario. Triboldi si sarà fatto da parte grazie al contributo di solidarietà può essere che non ci rimetta, un certo Prisciandaro assieme a qualche altro dirigente potrebbe presentarsi e dire: "Siamo qui". Ma la Cremonese non sarà più cremonese.

***L'articolo è stato dettato verbalmente alla redazione di "Mondo Padano" che lo ha trascritto giornalisticamente su autorizzazione dell'autore.

Un libro e due nuovi acquisti, Dedic e Corallo: alla Cremonese aria di festa, ce n'era davvero bisogno

L'ambiente grigiorosso cerca di consolarsi. Fuori dal campo con una bella festa e negli spogliatoi con l'arrivo di due nuovi giocatori. Ecco una giornata che ha cercato di lasciare alle spalle la partita con l'Albinoleffe e i dispiaceri della classifica.

Presenti un gran numero di appassionati e di persone (dirigenti, giocatori, giornalisti, Domenico Luzzara ) che hanno fatto la storia grigiorossa, è stato presentato nel salone del Centro sportivo Stradivari un altro libro dedicato alla gloriosa Unione Sportiva. Si intitola "Noi siamo i cremonesi" e basta questa dichiarazione di orgoglio per sottolineare il contenuto del lavoro compiuto da uno storico sostenitore grigiorosso, Massimo Fortuna che si è avvalso della collaborazione di Ivano Cerioli.

In 500 pagine affrescate da una serie di foto a colori si narrano trent'anni di storia grigiorossa, dal 1976 al 2006 con i sentimenti di chi l'ha vista dipanarsi dai gradoni degli ultras. Non a caso erano presenti molti gruppi gemellati di ultras provenienti da diverse città.

Intanto salgono a due gli acquisti grigiorossi in queste ore che precedono la trasferta di Verona e non si esclude che entrambi possano fare il loro esordio sin da questo sabato. E' già stato presentato il centrale difensivo Giancarlo Corallo e oggi si unirà alla pattuglia cremonese l'attaccante bosniaco di nascita e di nazionalità slovena Zlatko Dedic (nella foto).

E' del 1984, alto 182 cm. con un peso forma attorno ai 77 chili, proviene dal Parma dove ha giocato nel 2005-2006 dieci partite (nessun gol). Il Parma lo aveva prelevato dall' Empoli dove, in serie B nel 2004 - 2005 aveva giocato 10 gare (nessun gol). Il presidente grigiorosso Gigi Gualco sostiene che comunque la campagna grigiorossa non è conclusa e che la Cremonese è a caccia di un altro attaccante.

E' stato intanto ufficialmente presentato il centrale difensivo Riccardo Coralli (foto), proviene dall'Ascoli. E' nato nel 1980 a Rivoli nel torinese. E' alto 1,87, pesa 80 chili, ha esordito nel Varese in C1 nel 1999. Ha poi giocato sempre in C1 nella Reggiana e nell'avellino, ha conosciuto la B col Messina, ma non ha disputato una sola partita, è quindi passato alla Reggiana in C1 dove ha giocato una gara, quindi alla spal dove ha invece disputato 13 partite e quindi hnel gennaio del 2004 è stato ingaggiato dall' Ascoli in serie B dove è stato impiegato in 10 gare. E' un difensore centrale, longilineo,Buon anticipo, discreta corsa e ottima scelta di tempo. Si è distinto anche come esterno destro della linea a quattro cercando di sfruttare, oltre che le ottime doti interditorie, anche la buona corsa ed il cross. Alla Spal ha avuto un momento di gloria e un dirigente ha dichiarato "giocatore che se non gioca in serie A è solo per colpa sua: gliel'ho detto tantissime volte". All'Ascoli, appena arrivato viene gettato nella mischia contro la Salernitana con una prova non proprio da applausi, lui continua a lavorare trovando seri problemi per ritagliarsi un piccolo spazio. Poi viene inserito nella sua posizione naturale di centrale difensivo e dimostra di essere un giocatore che sa come comportarsi nel blocco in linea e nel gioco aereo.
Il prossimo acquisto della Cremonese potrebbe essere l'attaccante del Parma Zlatko Dedic, ma la trattativa incontro difficoltà perché la società emiliana trova difficoltà burocratiche per avere, a sua volta Sanz.


Dentro e fuori campo


Sul campo della Pro Sesto il Pizzighettone lascia tre punti (1-0), complice un gol annullato ma anche una prova scialba

Dopo la roboante prova di domenica scorsa contro il Genoa, ci si aspettava qualcosa di più dal Pizzighettone, non solo in termini di risultato contro una Pro Sesto apparsa modesta, ma soprattutto in termini di concentrazione, di gioco, di grinta e cattiveria agonistica. Perdere in C1, in trasferta, ci stà sempre, a priori, dopo la partita di Sesto invece il Pizzighettone ha più d’una recriminazione da fare, verso l’esterno e in sé stesso.
Vedremo di analizzare il tutto, dopo la stringata cronaca della partita, che subito Vi proponiamo.
Inizia bene il Pice, largheggiando in campo e per due volte va al tiro da posizioni abbastanza favorevoli, con Deinite prima e Campolonghi dopo qualche minuto, i tiri verso la porta sono però deboli e facile preda sempre del portiere sestese. Al 14’, quasi inaspettatamente, la Pro Sesto va in gol, c’è un cross dalla destra di Salvi che Tacchinardi intercetta col corpo e la palla si ferma a centro area, calcia successivamente a rete l’attaccante di casa ed il pallone finisce sul palo, sulla ribattuta arriva Sansovini che insacca a porta sguarnita: difesa picelea con più d’una colpa nell’occasione, Padelli compreso.
Passano due minuti ed il Pizzighettone rischia il doppio passivo, scivolano prima Colicchio e poi Fumasoli, Sansovino si ritrova solo a due passi da Padelli ed incredibilmente manda sul fondo. Il Pice sembra smarrito, non sviluppa il suo solito gioco, la Pro Sesto vivacchia sul minimo vantaggio. Nessun sussulto sino al 44’ quando c’è un calcio di punizione a favore del Pice da ottima posizione, 18 metri, posizione quasi centrale. S’incarica del tiro Quadri, ottima l’esecuzione, la palla va a sbattere sulla traversa, vicino all’incrocio a portiere battuto.
Si ritorna in campo per la ripresa, subito vispo (finalmente) il Pice ed al 4’ pareggia con Campolonghi che devia in rete una palla calciata da destra da Quadri, sempre su punizione. Gol che sembra a tutti regolarissimo (lo diranno anche i giocatori della Pro Sesto a fine gara), il guardalinea di sotto le tribune però riesce a farlo annullare.
Il Pizzighettone però non insiste, almeno non sufficientemente, s’arriva al 33’ e c’è un’altra punizione da posizione invitante da battere per i rivieraschi, ancora Quadri all’esecuzione, perfetto il tiro, altrettanto perfetto il tuffo del portiere locale a deviare in angolo. Praticamente è finita.
Dicevamo dei motivi che hanno portato alla sconfitta il Pizzighettone.
1’) Quando manca qualche titolare di peso (questa volta Coralli, Fietta e Tacchinardi non in condizioni ottimali, dopo la febbre patita in settimana) la rosa del Pizzighettone non offre valide alternative. Ricordate la storia dei ‘Matia Bazar’? Bene, i vari Guglieri, Steffenoni (per la verità rimasto in panchina, ma fa lo stesso) e buon ultimo un Fumasoli in periodo negativo, non sono affatto di categoria. Problemi di soldi? Se è così, va bene, ma non pretendiamo poi di pensare ai play off.
2’) Il terreno di gioco. Giusto dire che su campi ghiacciati non si dovrebbe giocare? Non siamo d’accordo: ci si deve adeguare, come appunto ha fatto la Pro Sesto, il gioco fitto di passaggi a terra del Pizzighettone non poteva essere praticato. Se non si può fare in un certo modo che si fa? Si torna a casa? No, ci si dovrebbe adeguare, nel modulo, nella tattica o quant’altro. Quando s’erano constatate prima della partita tali condizioni, perché insistere in un modello di gioco (4.4.2) con proiezioni sulle fasce impossibili?
3’) Gli arbitraggi. Decisamente sfavorevoli al Pice, non ci si può far nulla. Il Pizzighettone in C1 è anomalo, la lobby arbitrale non riesce a prenderlo in considerazione, se si sbaglia contro il Pice non succede nulla a nessuno. Vale, molto pesantemente nel contesto, la vecchia regola della matricola che paga sempre dazio. E’ brutta storia, ma il calcio è anche questo.
Ultima considerazione. Il Pizzighettone ha un solo obbiettivo: salvarsi, possibilmente fuori dalla zona play out. Che si guardi sempre, costantemente, tale linea di demarcazione e giocare per quella. Voli pindarici (come si legge da certe dichiarazioni) fanno male alla ‘salute’.


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