Ogni evento sportivo

Olimpiadi della neve: la fiamma olimpica è passata per Cremona




Appuntamento, domenica a Cremona, con la fiamma olimpica in viaggio verso Torino per le Olimpiadi del 2006. Tedofori d'eccezione sono stati gli ex olimpionici Gianluca Vialli e Simone Raineri.

La fiamma arrivava da Piacenza ed è ripartita per Mantova
Tentativo di contestazione dei no global in piazza Stradivari rintuzzato dalle forze dell'ordine. Assegnare la fiaccola nella stazione principale creemonese a Gianluca Vialli non è stata una bella idea, comunque: si valuti che Vialli è strettamente legato a Sky e che, per quanto Vialli sia famoso e stimabile, la storia dello sport cremonese vanta a tutt'oggi campioni di valore assoluto ben più alti. Ma la pubblicità vale ben più che qualche titolo olimpico nell'era mediatica. Inproposito si legga quanto viene scritto da un libro di grande interesse sullo sfruttamento commerciale e sull'uso globalizzante e ormai totalmente commerciale dell'ideale di De Coubertin (clicca qui).


Nella foto: l'ingresso della fiaccola in territorio cremonese

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Un 2005 da incorniciare

Gli sport di squadra hanno fatto passi da gigante


E le ragazze, a cominciare da Vanessa Ferrari, che prodigio!



Giulia Decordi debutta in questi giorni in Nazionale A

Tempo di bilanci per lo sport cremonese.
E’ stata un’annata positiva, positiva soprattutto per gli sport di squadra che hanno visto una crescita tangibile.
Cremonese e Pizzighettone si sono ritagliate uno spazio di primo piano anche se i grigiorossi nella seconda parte dell’anno, quella che li ha visti aggredire la Serie B dopo i trionfi dello scorso campionato, stanno rischiando di gettare alle ortiche quando di buono avevano fatto nella prima parte del 2005.
Nel basket, si va a marce forzate. La Vanoli, senz’altro migliore dello scorso anno, ha la promozione a portata di mano. C’è da temere solo la grandissima Scavolini ed il suo fervorosissimo pubblico, ma i posti per la scalata alla A/2 sono due e non si vede chi altri possa ostacolare il passo delle primattrici, considerando anche il fatto che i pesaresi, come Treviglio, dovranno disputare le gare di ritorno a Cremona. I playoff sono assicurati: sarà una bella battaglia e chi sarà in quel momento nelle migliori condizioni fisiche e psichiche potrà puntare alla promozione. In ogni caso, il Palasomenzi sarà teatro di epiche sfide. La Vanoli è in crescita costante, ha un Valenti in più che è diventato l’idolo del pubblico cremonese e Trinchieri ha trovato un assetto di squadra preciso e costante, dispone di giovani di valida statura tecnica e altri con grande esperienza: un mixer difficile da amalgamare, ma che le sue indubbie capacità tecniche e umane hanno saputo realizzare ottenendo quanto di meglio si potesse sperare. Eppure non era facile con stelle di primo piano come Conti e Frustaluppi.
In C1 il dominio cremonese è assoluto. New Penta, Rossini’s e Sorini tengono le redini del campionato e promettono scintille. I piadenesi sono cresciuti gradatamente, forse neppure loro conoscono i propri traguardi di miglioramento. Il modo in cui hanno disposto della pur forte Rossini’s ha sbalordito un po’ tutti. Ma la Rossini’s, che alla promozione punta dichiaratamente, è corsa subito ai ripari ingaggiando un altro giocatore di valore come Giovannelli che potrebbe farle fare un ulteriore salto di qualità.

La Sorini, forse la più continua delle tre, prosegue sul suo cammino contando sul fatto che i finali di campionato, almeno nelle ultime annate, hanno sempre segnato i suoi momenti migliori, specie quando affrontano le partite che contano.
Il volley è soprattutto femminile, anche se la Premier Crema sembra puntare decisamente, quest’anno alla A/1.
Esperia (oggi Magic Pack) e l’Edilkamin, che lo scorso anno avevano notevolmente faticato in B1, sembrano letteralmente esplose. La squadra cremonese ha affrontato la A/2 grazie all’acquisizione dei diritti e all’accordo con la Foppapedretti. E’ un progetto, quello di Silvio Stassano, che sta dando risultati eccellenti. La squadra è la più giovane in assoluto e proprio della giovinezza ha pregi e difetti. Ha alternato prestazioni di incredibile intensità a qualche delusione, ma marcia a metà classifica e potrebbe anche arrivare ai playoff: traguardo forse impensabile qualche mese fa quando iniziò questa bella avventura.

Intanto ha piazzato in nazionale la sua perla, Giulia Decordi, che dopo esser stata giudicata tra le migliori sia alle Universiadi quanto ai Mondiali Under 21 nella scorsa estate in Turchia, è arrivata proprio in questi giorni alla nazionale maggiore. E' la nazionale sperimentale, per ora, ma pur sempre «nazionale» ed è la prima volta per una ragazza di casa nostra.
Un altro dato poisitivo per l’Esperia: il pubblico in costante aumento al Palasomenzi, segno che a Cremona c’era voglia di volley e le ragazze dell’Esperia la possono soddisfare.
Bene anche l’Edilkamin cui ha fatto bene l’esperienza pur negativa dello scorso anno in B/1. Le ostianesi marciano a pieno regime, sono seconde in classifica. Chissà che i grandi derby dello scorso anno con l'Esperia non possano ripetersi il prossimo anno in A/2. A Ostiano, sembrano crederci.
Pallanuoto: La Bissolati è la squadra rivelazione della pallanuoto italiana, forse qualcosa di più di una rivelazione visto che per il secondo anno consecutivo se la vede con il grande poker che fa capo a Savona, Brescia, Posillipo e Pro Recco.

Baldineti e i suoi uomini hanno tenuto testa alle quattro corazzate, sono quinti in classifica e sono approdati ai quarti di finale in Coppa Len (se la devono vedere ora con la terribile Dynamo di Mosca). Certo, viene da pensare cosa avrebbe potuto fare la squadra se la presenza di uno sponsor avesse consentito a Carlo Tenderini di tenersi stretti i suoi gioielli migliori, Sottani e Vittorioso, da collocare accanto alle sue scoperte americane, Azevedo e Powers e se Georgescu avesse ottenuto la nazionale italiana.

Di questi giorni, intanto, l’annuncio dell’accordo con la Latteria Soresinese, pur se limitato per ora a questo campionato.

Intanto, si allontana lo spettro del trasferimento a Milano della squadra, anche grazie alla possibilità di sfruttare la nuova piscina coperta, un impianto che potrebbe lanciare Cremona nell’arengo nazionale non solo nella pallanuoto, ma pure nel nuoto, visto che di impianti di questa potenzialità ne esistono ben pochi in Italia, forse nessuno in Lombardia.
Nella pesca sportiva, ennesima affermazione a livello mondiale dei soresinesi della Ravanelli Trabucco, così veniamo agli sport individuali.
Germana Cantarini è ancora al vertice, e lo è da un decennio, delle bocce mondiali al femminili e vien da pensare quanti titoli avrebbe conquistato se i mondiali delle bocce si disputassero annualmente invece che ogni quattro anni.



Vanessa Ferrari


Canoa e canottaggio sono ancora all’avanguardia con il bronzo mondiale di Franco Benedini, la crescita di un elemento promettente come Marco Resemini che, come il collega della pagaia, guarda decisamente a Pechino.

Fari puntati a Soncino. Il grande risultato è venuto dalla più giovane di tutti, da Vanessa Ferrari, una ventata di freschezza coi suoi cinque ori ai Giochi del Mediterraneo che l’hanno proiettata nel ristretto numero delle atlete che puntano a una medaglia ai Giochi di Pechino ove arriverà all’età giusta e con la adeguata esperienza alle spalle. La speranza è che la ragazzina di Genivolta, costretta gareggiare per una società bresciana, possa fungere da traino per la diffusione della ginnastica artistica a Cremona.
Il ciclismo è in fase di transizione in provincia. Tra i professionisti sono rimasti appena Ivan Quaranta, il solo ormai ad aver fiducia in se stesso, dopo tre anni di delusioni e dopo aver fatto credere di esser migliore di Cipollini e di Petacchi, il vecchio e saggio Marco Villa, il giovane Diego Nosotti che tra qualche giorno affronterà, al debutto, il Giro del Venezuela.

Dietro, Devid Garbelli, ha ormai fatto il suo tempo, nessuno gli crede come professionista e se deciderà di rimanere ancora in sella, sarà probabilmente alla sua ultima stagione, mentre cresce l’interesse per Guarnieri che di Cipollini e Petacchi potrebbe veramente essere il successore. A livello di junior è stato senz’altro il velocista più forte del mondo. Lo attendiamo ora tra i dilettanti, presto tra i professionisti, così come auspichiamo, a livello di juniores, un acuto importante da Edo Costanzi.




Kevin Avosani, terzo ai campionati italiani juniores


Nel pugilato, infine, la crescita costante dell’ABC tornata ad essere la società guida della boxe dilettantistica. Molti hanno dimenticato che la società di Manrico Bottoni è stata ancora una volta la prima in Italia. Purtroppo la sfortuna che ha colpito Cristian Marchetti non permesso la sua riconferma ai Campionati Italiani Assoluti, ma Cristian non demorde ed ha promesso di esserci il prossimo anno. Ha ricominciato ad allenarsi e a marzo si sottoporrà ad un nuovo intervento chirurgico.

Simona Locatelli è andata per la terza volta consecutiva sul podio agli Assoluti femminili, ma coloro che danno grandi speranze sono i quattro juniores: Avosani, Dumitru, Orsini e Dalila Gentile. In quattro hanno disputato 40 incontri (28 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte): il futuro dell’ABC è nelle loro mani mentre la società si appresta a festeggiare i suo 60 anni di vita con l’allestimento di un torneo «Il terzo trofeo Città di Cremona» che promette di portare a Cremona un numero di atleti addirittura superiore a quello dei recenti campionati italiani.


LOTTA AL DOPING: un’ipocrisia smascherata.


In occasione del 50° anniversario del Panathlon di Cremona, il vice presidente del Panathlon International era a Palazzo Trecchi con i Panathleti cremonesi,

Ecco il testo della dichiarazione dello stesso in risposta alla proposta Pescante in merito alla legge che regola il doping:


Le dichiarazioni sui media di Mario Pescante relativamente alla necessità di modificare la legge 376/2000 “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, hanno prodotto un danno incalcolabile sul piano della diffusione dell’etica sportiva.
E’ noto a tutti come il doping sia il cancro che rischia di uccidere lo sport. E’ altrettanto noto il difficile cammino che ha avuto la legge citata e di quante vittime sia cosparso il il percorso attraverso cui si è giunti al suo varo. Si tratta di una legge che conserva alcuni problemi aperti, come quello della Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping, ma all’Art. 9 (disposizioni penali) è chiarissima: 1. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da lire 5 milioni a lire 100 milioni chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive ”.
Il CIO è preoccupato della sanzione penale per chi “assume” in quanto la normativa olimpica prevede soltanto pene sportive. Mi pare del tutto ovvio. Come potrebbe pretendere di comminare sanzioni penali? L’incompatibilità con la legislazione italiana, da questo punto di vista non dovrebbe porsi se vi fosse una strenua volontà di combattere il fenomeno doping. Tentare di imporre la depenalizzazione proposta dal Sottosegretario Pescante ad una legislazione dello Stato appare, oltre che illegittima sul piano del diritto internazionale – credo – appare collusiva o quantomeno tollerante contro chi fa uso del doping. Questo almeno è il messaggio che passa.
Il Presidente Rogge, che è anche medico, è un convinto fautore della lotta al doping; così come voglio credere lo sia Pescante, benché certi comportamenti quando guidava il CONI sebbene ineccepibili sul piano giuridico (allora certe pratiche non rientravano nella categoria doping) possono aver generato qualche sospetto sul piano etico e del metodo.
Il caso che è nato in questi giorni non è neanche nuovo. Era largamente annunciato, fin da quando sono stati assegnate le Olimpiadi Invernali a Torino e lo stesso Pescante aveva dichiarato che il nodo sarebbe venuto al pettine.
Ciò che mi preme sottolineare, però, è l’aspetto etico del problema nel contesto dello sport italiano e in rapporto alla situazione mondiale dello sport.
Sappiamo che i Giochi Olimpici di Atene 2004 hanno rivelato un record nel numero di casi di doping accertati. Frutto dell’aumentato numero di controlli, ma termometro anche di una situazione che - secondo i dati dell’UNESCO rintracciabili nel sito web: www.unesco.org - rileva che il 6% dei tutti i clienti dei fittness center in parecchi paesi europei fa uso di sostanze per accrescere le proprie performances (studio 2002 della Commissione Europea); che da uno studio dell’Università del Quebec nello stesso anno 2002 il 26% degli atleti amatoriali ha assunto sostanze proibite dal Comitato Olimpico almeno una volta negli ultimi 12 mesi; e potremmo continuare, ben sapendo che i dati conosciuti nascondono un fenomeno più ampio.
Sono convinto che la nostra legge 376, qualora superasse i problemi organizzativi che la limitano, sia una buona legge, almeno per la parte dissuasiva.
Anche l’Italia è fra i 181 firmatari (al 23 settembre 2005) della “Copenhagen Declaration on Anti-Doping in Sport”. Gli impegni non possono essere dichiarazioni di facciata.
La lotta al doping deve diventare un fatto di cultura, prima che di normative.
Per questo su questioni come il doping il pragmatismo non può avere cittadinanza. Svela solo l’ipocrisia con cui si è sempre affrontato il fenomeno, fino a raggiungere i livelli di pericolosità sociale che incrinano la credibilità dello sport.
L’uscita di Pescante, da questo punto di vista è desolante e getta nello sconforto quanti credono nell’olimpismo come filosofia di vita e sostengono lo sport come strumento di formazione e di elevazione della persona e di solidarietà fra i popoli.
I tantissimi volontari, tecnici e dirigenti sportivi, che dedicano la loro vita a perseguire la finalità educativa di tante ragazze e ragazzi che si dedicano allo sport agonistico, prima ancora che a ricercare la loro crescita atletica, sono gettati nello sconforto. Hai la sensazione del fallimento di una vita. Scoprire che tutto ciò in cui credi è una ingenua illusione, patetica e inconcludente, è atroce.
Chi ha vissuto lo sport per la gioia che può dare, per l’affermazione di libertà che rappresenta, per il valore formativo che ne ha ricavato, si ribella.
Trova, per fortuna, il conforto di voci autorevoli, prime fra tutte quelle di atleti puliti, quelli veri.
Si conferma, allora, la convinzione che siamo in tanti ad urlare lo sdegno. Non per detestabile moralismo, ma per convinta adesione ideale e per dare un senso allo sport. Una attività che, se perde di vista l’umanità per inseguire i falsi valori della vittoria e del successo ad ogni costo, non ha ragione di esistere.
Anteporre il business – perché di questo si tratta – ai valori in cui tanti sportivi sinceri credono: lealtà, rispetto dell’altro in quanto altro, solidarietà, etica della responsabilità, impegno costante, sacrificio anche, fair play; rende questi principi delle parole vuote, salvo poi sentirle profondere a piena voce nella retorica di esaltazione dello spirito olimpico.
Lo sport puro non esiste; non è mai esistito. Il disincanto, però, lungi dal negarla, esalta l’utopia dello sport vero, quello che forma la donna e l’uomo prima che il campione, quello che esalta la concordi fra i popoli.
Capisco l’imbarazzo del Presidente del CONI Petrucci, che ha sostenuto la “Campagna per la tutela della salute e della lealtà sportiva promossa dagli Atleti in collaborazione con il CONI” con lo slogan “LA MIA VITA PRIMA DI TUTTO”. Si trova fra una esigenza di coerenza e la spada di Damocle di un regolamento CIO che agita questioni di incompatibilità e di opportunità per il TOROC. Non si possono dare, però, messaggi dissociati.
Lo sport è unico, sia esso professionistico o dilettantistico. Dobbiamo pretendere che anche lo sport di vertice, quello ricco, si adegui e sia coerente ai valori dello sport. Che poi sono valori universali, non esclusivi dello sport, ma che in questa attività “libera” trovano e devono trovare concreta e gioiosa sperimentazione. E’ il business che deve piegarsi a quei valorie non cercare scappatoie per renderli approssimativi e in definitiva falsi.
La legge non si cambia. Leggo con sollievo che un vasto schieramento politico trasversale si oppone alla proposta di modifica.
Gli “atleti” che hanno ragione di temerla se ne restino a casa. Ne faremo volentieri a meno.
     
Maurizio Monego
    I Vice Presidente del
   Panathlon International

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Lun, 16 gen 2006